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Moda e rischi, a Modena il convegno sulle “fashion victims”

19/04/2026

Moda e rischi, a Modena il convegno sulle “fashion victims”

La moda come linguaggio identitario, ma anche come possibile fattore di rischio per la salute, il lavoro e le relazioni sociali. Attorno a questo equilibrio delicato si è sviluppato il convegno “Le vittime della moda (fashion victims): salute, moda, lavoro, sicurezza, aspetti psicologici e medico legali”, ospitato a Modena nella Sala dei Presidenti dell’Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti.

L’iniziativa, promossa dal Tavolo per la promozione delle politiche di genere del Comune, ha riunito esperti e istituzioni per riflettere su un fenomeno che va oltre la superficie dell’estetica. Tra i relatori anche la Consigliera di Parità della Provincia di Modena Valeria Moscardino, che ha sottolineato la necessità di affrontare il tema in modo trasversale, considerando non solo gli effetti individuali ma anche le implicazioni sociali e lavorative.

Modelli estetici e impatto sulla salute psicologica

Al centro del confronto, il ruolo sempre più pervasivo delle immagini digitali e dei modelli estetici diffusi attraverso social media e piattaforme online. L’uso sistematico di filtri, ritocchi e algoritmi contribuisce a costruire rappresentazioni idealizzate, spesso irraggiungibili, che finiscono per influenzare la percezione di sé.

Secondo quanto emerso durante il convegno, la letteratura scientifica ha già individuato fenomeni come la “Snapchat dysmorphia”, ovvero il desiderio di modificare il proprio aspetto per assomigliare alle versioni filtrate di sé stessi, e il “perception drift”, uno slittamento progressivo di ciò che viene percepito come normale o desiderabile. Dinamiche che incidono soprattutto sulle fasce più giovani, esposte a un flusso continuo di immagini costruite e standardizzate.

In questo contesto, la moda smette di essere soltanto espressione creativa e diventa un terreno complesso, dove si intrecciano aspettative sociali, pressione estetica e fragilità individuali.

Il lato nascosto: lavoro e sicurezza nel sistema moda

Accanto agli aspetti psicologici, il convegno ha acceso i riflettori anche sulle condizioni lavorative all’interno del settore moda. Un ambito che, pur rappresentando un’eccellenza economica e culturale, può nascondere criticità legate a pratiche irregolari e forme di sfruttamento.

La Consigliera Moscardino ha richiamato l’attenzione sul rischio che anche i lavoratori diventino “vittime” del sistema, quando la produzione si basa su caporalato, lavoro nero e appalti non regolari. Situazioni che, in alcuni casi, coinvolgono anche minori e mettono in discussione i principi di legalità e tutela dei diritti.

Il tema della sicurezza, inteso in senso ampio, si estende quindi dalla salute individuale alle condizioni di lavoro, delineando un quadro articolato che richiede interventi coordinati e una maggiore consapevolezza collettiva.

L’incontro modenese si inserisce in un percorso di sensibilizzazione che punta a promuovere una visione più equilibrata della moda, capace di valorizzare la libertà espressiva senza perdere di vista il benessere delle persone e la dignità del lavoro. Un tema che continua a evolversi, insieme ai linguaggi e agli strumenti che lo alimentano.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to