Sant’Anna al centro del Consiglio comunale: carcere, diritti e vita oltre la pena
18/01/2026
Strutture vetuste, sovraffollamento, carenza di personale e percorsi di reinserimento che non riescono a tenere il passo dei bisogni reali. Ma anche un tessuto di volontariato, associazioni e Terzo settore che, dentro e fuori le mura, continua a creare spazi di relazione, studio e formazione. Il carcere di Sant’Anna di Modena è stato al centro di un Consiglio comunale tematico, giovedì 15 gennaio in Municipio, con un confronto che ha provato a tenere insieme la dimensione dei diritti, quella dei doveri e la domanda più delicata: cosa succede “dopo”, quando la pena finisce e resta la vita.
La seduta si è aperta con un minuto di silenzio per i fatti drammatici in corso in Iran. In Aula erano presenti, oltre ai consiglieri e alla Giunta, la Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale Giovanna Laura De Fazio, il direttore dell’istituto Orazio Sorrentini e Beatrice Campari, autrice del libro Io sono una donna fortunata, oggi impegnata in un percorso di esecuzione penale esterna, fuori dal carcere, per favorire il reinserimento sociale.
Un percorso di monitoraggio che dura da mesi
Il Consiglio tematico si inserisce in un lavoro di attenzione istituzionale già avviato: a settembre 2024 una delegazione di consiglieri e componenti della Giunta ha visitato il Sant’Anna; sono seguiti una commissione consiliare e un Consiglio comunale tematico nel novembre dello stesso anno. Il confronto è proseguito anche mercoledì 7 gennaio, con una commissione che ha coinvolto, oltre alla Garante, figure ed esperti legati al mondo penitenziario, tra cui rappresentanti della Polizia penitenziaria e delle organizzazioni sindacali e associative che operano in carcere.
Mezzetti: “Non è un luogo ‘altro’, ci riguarda”
Nel suo intervento, il sindaco Massimo Mezzetti ha rivendicato un principio di responsabilità collettiva: il carcere, ha detto, non può essere rimosso dalla coscienza pubblica perché è parte del tessuto urbano e sociale. Quello che accade al suo interno tocca la sicurezza, la coesione e il futuro della città. La riflessione si è spinta anche sul tema delle politiche nazionali: rispetto al piano annunciato dal Governo per incrementare i posti disponibili, Mezzetti ha scelto una postura non ideologica, chiedendo pragmatismo e ricordando che nuovi spazi, se verranno realizzati, dovranno essere accompagnati da ciò che rende possibile la funzione rieducativa: educatori, mediatori linguistici, psicologi, personale sanitario. Un passaggio netto è arrivato sul senso della pena: punire senza rieducare non è solo in contrasto con la Costituzione, ma produce un danno anche sul piano sociale.
Carpentieri: umanizzazione come giustizia e sicurezza
Il presidente del Consiglio comunale Antonio Carpentieri ha portato in Aula una lettera aperta, consegnata simbolicamente alla Garante, al direttore del Sant’Anna e al comandante della Polizia penitenziaria, indirizzata a chi vive e lavora nel carcere. Il messaggio è stato chiaro: dedicare uno spazio istituzionale a questi temi significa scegliere di illuminare una realtà che ha bisogno di attenzione continua. L’umanizzazione del carcere, nelle sue parole, non riguarda solo un piano etico: è una questione di giustizia, sicurezza sociale e civiltà.
Sorrentini: sovraffollamento e carenze strutturali, ma il carcere prova ad aprirsi
Entrando nel merito, il direttore Orazio Sorrentini ha richiamato due problemi storici del sistema penitenziario: sovraffollamento e carenza di organico. E non si tratta solo di agenti, ma anche di figure decisive per un istituto come Sant’Anna, dove oltre il 60% dei detenuti è straniero: educatori e mediatori culturali diventano essenziali per garantire percorsi e prevenire conflitti. Sorrentini ha poi sottolineato come carceri nuove o ristrutturate rispondano meglio ai criteri di dignità e tutela dei diritti. Sul rapporto con la città, ha indicato un orientamento preciso: l’istituto cerca di aprirsi alle opportunità che la comunità esterna può offrire, valorizzando il ruolo del Garante e dei volontari, definiti una risorsa preziosa.
Campari: il volontariato e il lavoro come svolta reale
Il contributo più diretto è arrivato da Beatrice Campari, che ha raccontato il suo trascorso in carcere e il percorso di reinserimento reso possibile dalla misura alternativa. Ha descritto il volontariato come determinante, perché capace di riconoscere le difficoltà quotidiane di chi è recluso e di colmare mancanze che, altrimenti, fanno sentire “non umani”. Anche fuori dal carcere, ha detto, l’aiuto dei volontari è stato decisivo per non percepirsi come una persona finita.
Poi il punto più concreto: il lavoro. Insegnare un mestiere a un detenuto significa offrire una possibilità reale di ricominciare. Campari ha legato la recidiva a un fatto semplice e spesso trascurato: uscire senza nulla, senza competenze e senza prospettive.
Una seduta che, al di là delle posizioni e delle competenze, ha rimesso al centro una domanda che riguarda l’intera comunità: quale città si costruisce se il carcere resta un luogo chiuso, privo di strumenti, o se invece diventa un passaggio difficile ma attraversabile, dove la pena non cancella la possibilità di cambiare.
Articolo Precedente
Carcere Sant’Anna di Modena: sovraffollamento, disagio e una richiesta crescente di lavoro nella relazione della Garante
Articolo Successivo
Polizia provinciale di Modena: salvato un capriolo ferito a Piandelagotti