Caricamento...

Modena365 Logo Modena365

Modena ricorda l’eccidio di Piazza Grande: una corona di fiori per le vittime del 7 aprile 1920

07/04/2026

Modena ricorda l’eccidio di Piazza Grande: una corona di fiori per le vittime del 7 aprile 1920

Modena torna a fermarsi davanti a una delle pagine più dolorose della propria storia civile e sociale, rinnovando il ricordo dell’eccidio di Piazza Grande avvenuto il 7 aprile 1920, quando una manifestazione legata ai diritti dei lavoratori si trasformò in tragedia. A centosei anni da quei fatti, l’Amministrazione comunale sceglie ancora una volta il gesto essenziale ma denso di significato della deposizione di una corona di fiori, collocata ai piedi dello Scalone del Palazzo comunale, nel luogo in cui la memoria pubblica della città continua a trovare una delle sue espressioni più limpide.

La cerimonia si svolge in uno spazio che negli ultimi anni ha assunto un valore ancora più forte grazie alla presenza della targa commemorativa posta nel 2016, segno concreto di una volontà istituzionale che non intende lasciare quel passaggio confinato nei margini della storia locale. Alla commemorazione partecipano il sindaco Massimo Mezzetti, il presidente del Consiglio comunale Antonio Carpentieri e alcuni discendenti delle cinque vittime, Linda Levoni, Stella Zanetti, Antonio Amici, Evaristo Rastelli e Ferdinando Gatti, i cui nomi restano legati a uno dei momenti più drammatici del conflitto sociale nel primo dopoguerra.

Il 7 aprile 1920 e la repressione della protesta operaia

Per comprendere il significato di questa commemorazione occorre tornare al clima di quegli anni, segnati da tensioni fortissime, rivendicazioni salariali, vertenze agrarie e mobilitazioni popolari che attraversavano il Paese in una fase segnata da instabilità e fratture profonde. Il 7 aprile 1920, durante il primo di quattro giorni di sciopero proclamati dalle due Camere del Lavoro, quella Sindacalista e quella Socialista, i lavoratori modenesi si radunarono in Piazza Grande per protestare dopo i gravi fatti di San Matteo della Decima, dove erano stati uccisi otto lavoratori e un oratore nel corso di una manifestazione.

In quella piazza, che per sua natura è luogo di incontro, rappresentanza e vita cittadina, la protesta venne repressa con l’apertura del fuoco da parte della forza pubblica. Quattro persone morirono sul posto, una quinta perse la vita in seguito alle ferite riportate. Fu un episodio che non può essere letto soltanto come un fatto isolato, ma come il riflesso di un Paese attraversato da conflitti durissimi, in cui le richieste di giustizia sociale incontravano spesso una risposta violenta.

Il ricordo di quelle vittime conserva ancora oggi una forza particolare perché parla di diritti, di partecipazione e di una frattura profonda tra istituzioni, lavoro e società. Rievocare quell’eccidio significa restituire dignità a chi venne colpito mentre prendeva parte a una mobilitazione collettiva, ma anche interrogare il presente sul valore della memoria pubblica e sul significato civile delle commemorazioni.

Una memoria che attraversa la storia della città

L’iniziativa promossa dal Comune si inserisce in un percorso più ampio di riflessione sui conflitti del lavoro nel Novecento, portato avanti negli anni con l’intento di non separare la memoria storica dalla coscienza civica contemporanea. In questa scelta c’è l’idea che il ricordo non debba limitarsi alla celebrazione formale, ma debba continuare a essere uno strumento di comprensione, capace di leggere nel passato le radici di molte questioni che ancora oggi toccano il rapporto tra diritti, rappresentanza e partecipazione democratica.

L’eccidio di Piazza Grande si colloca infatti in una stagione lacerante della storia nazionale, compresa tra la fine della Grande Guerra e l’avvento del fascismo, attraversata da scontri politici, repressioni, divisioni interne al movimento popolare e dalla crescita della violenza fascista. In questo contesto, la memoria modenese assume un valore che supera la dimensione locale e si lega a una storia collettiva più vasta, fatta di sacrifici, tensioni e conquiste sociali.

La presenza dei familiari delle vittime aggiunge ogni anno una dimensione umana particolarmente intensa a questo appuntamento, ricordando che dietro la pagina storica esistono vite spezzate, legami familiari interrotti e una ferita che continua a chiedere ascolto. È anche per questo che il gesto della corona di fiori conserva una sua forza sobria e profonda: non come rito ripetuto, ma come atto di riconoscimento pubblico, capace di mantenere viva la relazione tra città, storia e responsabilità del ricordo.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to