Giorno della Memoria, deposizione di una corona all’Università di Modena. Braglia: “Ricordare è un dovere morale e civile”
28/01/2026
«Ricordare i docenti e gli studenti perseguitati a causa delle leggi razziali è un dovere morale e civile». Con queste parole il presidente della Provincia di Modena, Fabio Braglia, ha preso parte alla cerimonia di deposizione della corona svoltasi all’Università di Modena e Reggio Emilia in occasione del Giorno della Memoria. Un momento di raccoglimento istituzionale dedicato al ricordo dei docenti e degli studenti che anche a Modena subirono le conseguenze delle leggi razziali del regime fascista.
La cerimonia si è svolta davanti alla lapide collocata in via Università, luogo simbolico che richiama una pagina dolorosa della storia cittadina e nazionale. Un gesto sobrio, ma carico di significato, che rinnova il legame tra memoria storica, istituzioni e comunità accademica.
“Il 27 gennaio non è una data qualunque”
Nel suo intervento, Braglia ha sottolineato come il 27 gennaio non possa essere ridotto a una ricorrenza formale. È, piuttosto, un tempo di riflessione collettiva e di responsabilità. In un contesto storico segnato da conflitti, tensioni e dalla perdita di punti di riferimento condivisi, il ricordo della Shoah e delle persecuzioni razziali diventa un monito attuale, capace di interrogare il presente.
Secondo il presidente della Provincia, la memoria non riguarda solo il passato, ma chiama ciascuno a essere “testimone di libertà, verità e giustizia”. Valori che costituiscono le fondamenta della democrazia e della pace e che, proprio per questo, non possono mai essere dati per acquisiti una volta per tutte.
La lapide di via Università e il significato storico
La lapide dedicata ai docenti e agli studenti perseguitati richiama direttamente gli effetti delle leggi razziali introdotte nel 1938. Quelle norme colpirono in modo sistematico gli ebrei italiani, privandoli dei diritti civili e sociali e determinando l’esclusione da molte professioni, tra cui l’insegnamento e la vita universitaria. Anche Modena fu coinvolta in questo processo di discriminazione istituzionalizzata, che spezzò carriere, percorsi di studio e vite.
Ricordare quei nomi e quelle storie, ha evidenziato Braglia, significa riconoscere come il male possa assumere forme diverse e insinuarsi nelle strutture della società, fino a diventare legge. Per questo la memoria deve attraversare le generazioni e rimanere viva nel tempo.
Memoria come impegno contro odio e discriminazione
Nel Giorno della Memoria, il presidente ha richiamato anche la necessità di trasformare il ricordo in impegno concreto. Ricordare le vittime dell’Olocausto e delle atrocità della Seconda guerra mondiale non è sufficiente se non si accompagna a una presa di posizione chiara contro ogni forma di odio, intolleranza e discriminazione.
La memoria storica, ha concluso, è il fondamento per costruire una società più aperta, solidale e rispettosa dei diritti umani. In questo senso, la partecipazione delle istituzioni e della comunità accademica alle iniziative commemorative rappresenta un segnale importante: un modo per affermare che la democrazia si difende anche attraverso il ricordo consapevole di ciò che è stato.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to