Emilia-Romagna, 25 anni della rete hospice: da Albinea un modello di cura e assistenza
21/03/2026
A Montericco di Albinea, nella struttura di Casa Madonna dell’Uliveto, si è celebrato un anniversario che segna una tappa significativa nella sanità regionale: i 25 anni della rete degli hospice dell’Emilia-Romagna. Una ricorrenza che riporta esattamente nel luogo dove, nel marzo del 2001, prese avvio una delle prime esperienze italiane dedicate alle cure palliative.
La visita del presidente della Regione, Michele de Pascale, e dell’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, ha assunto il valore di un riconoscimento verso un sistema che, nel tempo, ha costruito una rete capillare e strutturata, capace di accompagnare pazienti e famiglie in una fase complessa e delicata del percorso di cura.
Una rete cresciuta nel tempo
Quella che all’inizio rappresentava un’esperienza innovativa, sostenuta anche dalla partecipazione della comunità locale, si è progressivamente trasformata in un sistema organizzato su scala regionale. Oggi la rete degli hospice dell’Emilia-Romagna conta 23 strutture distribuite in tutte le province, per un totale di 324 posti letto.
Nel 2025 sono stati quasi 6.500 i pazienti presi in carico, il dato più alto registrato finora, a testimonianza di un servizio sempre più centrale nell’offerta sanitaria. La distribuzione dei ricoveri evidenzia una presenza diffusa e una capacità di risposta che coinvolge l’intero territorio regionale.
Sono inoltre previsti nuovi sviluppi, con l’attivazione di ulteriori hospice che porteranno a un aumento dei posti disponibili, consolidando una rete già considerata tra le più avanzate a livello nazionale.
Cura, professionalità e sostegno alle famiglie
Durante l’incontro è stato sottolineato il valore umano e professionale del lavoro svolto negli hospice, dove le competenze sanitarie si intrecciano con l’attenzione alla persona e alle relazioni familiari. Le cure palliative, orientate al controllo del dolore e alla qualità della vita, rappresentano un ambito che richiede sensibilità, preparazione e continuità assistenziale.
L’impegno della Regione guarda anche al rafforzamento del sistema, con la prospettiva di adeguare le risorse economiche destinate alle strutture, in linea con le indicazioni nazionali in fase di definizione. Un intervento che punta a riconoscere il valore di un’assistenza specialistica che coinvolge pazienti spesso in condizioni di grande fragilità.
Casa Madonna dell’Uliveto, origine di un percorso
La struttura di Albinea conserva un significato simbolico particolare. Nata alla fine degli anni Novanta grazie alla collaborazione tra istituzioni, comunità locale e realtà ecclesiastiche, ha rappresentato un punto di partenza per lo sviluppo della rete regionale.
Il progetto, caratterizzato fin dall’inizio da un’integrazione tra pubblico e privato, ha introdotto un modello di assistenza che ha poi trovato applicazione su scala più ampia. La visita dell’allora ministro della Sanità Umberto Veronesi, avvenuta pochi giorni prima dell’apertura ufficiale, ne aveva già riconosciuto il valore innovativo.
A distanza di un quarto di secolo, Casa Madonna dell’Uliveto continua a essere un riferimento, non soltanto per la qualità delle cure offerte, ma per la visione che ha contribuito a diffondere: un approccio alla sanità che mette al centro la dignità della persona e il sostegno alle famiglie.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to