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Da Capaci a Modena, l’olio della memoria consegnato all’Arcivescovo come segno di impegno civile

05/04/2026

Da Capaci a Modena, l’olio della memoria consegnato all’Arcivescovo come segno di impegno civile

Ci sono simboli che riescono a custodire, nello stesso gesto, il peso del ricordo e la responsabilità del presente. La consegna avvenuta questa mattina a Modena dell’olio proveniente dal “Giardino della Memoria” di Capaci appartiene a questa dimensione: non un atto soltanto formale, né una semplice iniziativa commemorativa, ma un passaggio carico di significato, capace di tenere insieme la memoria delle vittime di mafia, il valore delle istituzioni e una riflessione più ampia sul dovere civile di custodire ciò che quella ferita ha rappresentato per il Paese.

A compiere la consegna è stato il Questore di Modena, Lucio Pennella, che ha donato all’Arcivescovo Erio Castellucci l’olio ricavato dagli ulivi del giardino sorto nel luogo della strage del 23 maggio 1992. È lì, sull’asfalto devastato dall’attentato di Capaci, dove persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, che negli anni è stato costruito uno spazio capace di trasformare un luogo di morte in un presidio di memoria viva. Quel terreno, segnato da una delle pagine più drammatiche della storia repubblicana, è oggi attraversato da un messaggio che parla di continuità, coscienza e rinascita.

Il Giardino della Memoria e il valore di un simbolo che nasce sul luogo della strage

Il Giardino della Memoria, curato dall’Associazione “Quarto Savona 15” promossa da Tina Montinaro, moglie del caposcorta Antonio Montinaro, non è un luogo commemorativo nel senso più statico del termine. È uno spazio che ha scelto di restituire vita a un punto del territorio segnato in modo irreversibile dalla violenza mafiosa, affidando agli ulivi una funzione che è insieme simbolica e concreta. Ogni pianta richiama una persona delle istituzioni caduta per mano mafiosa, costruendo un legame profondo tra la terra, il sacrificio e la memoria collettiva.

Da quegli alberi viene ricavato un olio che assume un significato particolarissimo, perché porta con sé il peso della storia e la forza di una testimonianza. Non è soltanto un prodotto della terra, ma una materia che si carica di valore civile, capace di attraversare luoghi e comunità portando con sé una memoria che non si esaurisce nella commemorazione. Il fatto che questo olio venga poi donato alle diocesi italiane rafforza il senso di una rete simbolica che unisce territori diversi nel nome di un ricordo condiviso e di un impegno che non può essere confinato a una sola data o a una sola città.

Dalla Messa Crismale alle celebrazioni dell’anno: un legame tra memoria, fede e istituzioni

L’olio consegnato all’Arcivescovo di Modena verrà consacrato durante la Messa Crismale della Settimana Santa e successivamente utilizzato come olio santo nel corso delle celebrazioni liturgiche dell’intero anno. È proprio in questo passaggio che il gesto assume una profondità ulteriore: il ricordo delle vittime delle stragi mafiose entra nel cuore della vita religiosa e comunitaria, intrecciandosi con i riti, con la dimensione spirituale e con il linguaggio simbolico della Chiesa.

Questa scelta, promossa dalla Polizia di Stato su tutto il territorio nazionale in occasione del 34° anniversario delle stragi di Capaci e via d’Amelio, restituisce al gesto una portata che supera la dimensione locale. La memoria non viene evocata soltanto attraverso parole o celebrazioni ufficiali, ma passa attraverso un segno tangibile, destinato a essere presente nelle funzioni dell’anno e dunque a rimanere dentro la vita ordinaria delle comunità. In questo modo, il ricordo non si cristallizza in una formula rituale, ma continua a circolare, a interrogare, a tenere vivo il senso del sacrificio di chi ha pagato con la vita la fedeltà allo Stato.

La consegna compiuta a Modena si colloca così dentro una trama nazionale di iniziative che cercano di dare alla memoria una forma concreta, capace di resistere all’usura del tempo e alla distanza generazionale. È un modo sobrio ma incisivo per ricordare che la lotta alla mafia non appartiene solo alla dimensione giudiziaria o investigativa, ma riguarda il tessuto morale e civile del Paese. In quel flacone d’olio, consacrato per accompagnare le celebrazioni dell’anno, si ritrovano il dolore di una ferita ancora aperta e la volontà di trasformarla in responsabilità condivisa, affinché il sacrificio di Falcone, Morvillo e degli agenti della scorta continui a parlare con una voce limpida anche alle generazioni che non hanno vissuto direttamente quei giorni.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.