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Caporalato in agricoltura, la Regione rafforza la Rete del lavoro agricolo di qualità

01/03/2026

Caporalato in agricoltura, la Regione rafforza la Rete del lavoro agricolo di qualità

Lo sfruttamento lavorativo in agricoltura non è soltanto una violazione grave dei diritti delle persone, ma un elemento che altera la concorrenza e penalizza le imprese che operano nel rispetto delle regole. È su questo doppio fronte, tutela dei lavoratori e difesa del sistema produttivo, che la Regione rilancia il proprio impegno nella Rete del lavoro agricolo di qualità dell’Inps, realizzata in collaborazione con Prefetture, enti locali e parti sociali.

La presa di posizione degli assessori regionali al Lavoro, Giovanni Paglia, e all’Agricoltura, Alessio Mammi, arriva dopo l’arresto a Modena di un presunto caporale accusato di aver sfruttato otto braccianti agricoli. Un episodio che riporta al centro la necessità di strumenti strutturali e coordinati, capaci di intercettare situazioni di vulnerabilità, in particolare tra i lavoratori stranieri.

Rete del lavoro agricolo di qualità: un presidio territoriale

L’agricoltura resta un comparto ad alta intensità di lavoro manuale, dove il rischio di irregolarità è più elevato. In Emilia-Romagna la Regione ha sostenuto la nascita e lo sviluppo della Rete del lavoro agricolo di qualità anche attraverso criteri di premialità nei bandi europei per lo sviluppo rurale, favorendo le aziende che aderiscono a standard trasparenti.

La Rete è oggi attiva in numerose province attraverso sezioni territoriali e rappresenta un punto di riferimento per promuovere legalità e buone pratiche. Tuttavia, come sottolineano gli assessori, l’adesione formale non è sufficiente: occorre affiancare azioni concrete, sportelli di prossimità e collaborazione costante tra Inps, forze dell’ordine, sindacati e Agenzia regionale per il lavoro.

L’Emilia-Romagna conta 2.522 aziende iscritte, su un totale nazionale di 10.664, una quota significativa che viene indicata come esperienza di riferimento a livello italiano.

Portomaggiore, un modello replicabile

Un esempio operativo è stato avviato lo scorso anno a Portomaggiore, nel Ferrarese, dove è stato aperto uno sportello fisico dell’Agenzia regionale per il lavoro. Il presidio offre mediazione culturale e linguistica finanziata con fondi regionali, con particolare attenzione ai lavoratori di origine pakistana grazie alla presenza di un mediatore di lingua urdu.

Nel centro vengono fornite informazioni sui diritti dei braccianti in più lingue, supporto per la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did), costruzione del patto di servizio e percorsi personalizzati di orientamento. Parallelamente, le aziende ricevono assistenza per la pubblicazione delle offerte sulla piattaforma “Lavoro per Te” e per l’organizzazione di Recruiting days.

Accanto allo sportello è stato avviato anche il progetto sperimentale Agribus, un servizio di trasporto dedicato al settore agricolo, pensato per ridurre una delle criticità più frequenti nei contesti di sfruttamento.

Verso nuove iniziative anche a Modena

Anche nel territorio modenese è attivo il Tavolo per il lavoro agricolo di qualità, che potrebbe sviluppare iniziative analoghe a quelle sperimentate nel Ferrarese. La strategia regionale punta a consolidare una rete capillare, capace di intercettare situazioni a rischio e offrire alternative concrete, rendendo più accessibile il lavoro regolare e rafforzando i controlli.

La prospettiva indicata dalla Regione è quella di trasformare la Rete in uno strumento sempre più operativo, affinché la legalità diventi un fattore competitivo e non un vincolo, e affinché il contrasto al caporalato si traduca in tutele effettive per lavoratrici e lavoratori.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.